Alfredo M. Bonanno - L'inquisizione spagnola e gli ebrei (2015)
EPUB
In tempi perbenisti, tipici del gesuitismo francescano (non si tratta di un bisticcio di parole), è bene rileggere alcuni accadimenti del passato, più o meno antico. Che la vergogna e l’obbrobrio non si cancelli tanto facilmente, con un colpo di spugna e qualche parola caritatevole. L’attuale papa Francesco è un continuatore dei massacratori del passato, non dimentichiamolo, anche con tutte le sue aperture al dialogo e con la ramazza che sembra tenere saldamente in pugno. Nessuna illusione.
Oremus et pro perfidis Judaeis ut Deus et Dominus noster auferat velamen de cordibus eorum… Che si può tradurre così: Preghiamo anche per gli Ebrei infedeli…, affinché il Signore e Dio nostro tolga il velo dai loro cuori…, ma che il popolo, nei secoli, non conoscendo bene il latino, comprendeva come “perfidi”, cioè infidi, capaci delle peggiori nefandezze, inaffidabili, ecc.
L’epiteto “perfidi”, non proprio gradevole alle orecchie moderne, scompare nel 1959, regnante Giovanni XXIII, ma restava la questione del “velo” e quindi il riferimento all’impossibilità di conoscere la verità. Questo riferimento cade nel 1962 con il Concilio Vaticano II.
Ora, tenendo presente che la formulazione iniziale parte dal VII secolo, si può avere un’idea di quanto danno abbia causato, in tredici secoli, la propaganda della Chiesa e quanto questa abbia contribuito a sviluppare il razzismo di ogni genere.
Il problema della “purezza del sangue” è ancora più specifico e importante. Non si trattava di una esortazione generica a convertirsi alla verità, ma di una ricerca casa per casa, antenato per antenato, discendente per discendente, anche nei riguardi di coloro che si erano convertiti per scampare a persecuzioni e condanne senza fine.
Ed in ultimo il razzismo oggi, un razzismo di ritorno. I perseguitati che diventano persecutori. La storia che si capovolge.
Senza fine, sempre.